Assegno Divorzile: Requisiti, Calcolo e Giurisprudenza

Dalla legge sul divorzio alle Sezioni Unite del 2018: come si stabilisce oggi se l'assegno spetta e in quale misura.
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Art. 5, comma 6, L. 898/1970
Sezioni Unite 18287/2018
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Cos'è l'Assegno Divorzile

Il contributo economico che un ex coniuge può essere tenuto a versare all'altro dopo lo scioglimento del matrimonio

Base Normativa

L'art. 5, comma 6, della legge n. 898/1970 prevede l'assegno a favore dell'ex coniuge che non ha mezzi adeguati o non può procurarseli per ragioni oggettive.

Natura Composita

Dopo le Sezioni Unite n. 18287/2018 l'assegno ha una funzione insieme assistenziale, compensativa e perequativa, non solo di sostegno al coniuge debole.

Onere della Prova

Chi richiede l'assegno deve provare lo squilibrio economico e il contributo dato alla vita familiare e alla formazione del patrimonio comune e dell'altro coniuge.

L'Evoluzione della Giurisprudenza

Tre stagioni interpretative che hanno cambiato il volto dell'assegno divorzile

1. Il Tenore di Vita

Per decenni l'assegno è stato parametrato al tenore di vita goduto in costanza di matrimonio, con funzione essenzialmente assistenziale.

2. La Svolta del 2017

La Cassazione n. 11504/2017 ha sostituito il tenore di vita con il criterio dell'autosufficienza economica del coniuge richiedente.

3. Le Sezioni Unite 2018

La sentenza n. 18287/2018 ha affermato la natura composita dell'assegno: assistenziale ma anche compensativa e perequativa delle scelte familiari.

I Criteri Attuali di Determinazione

Gli elementi che il giudice valuta per riconoscere e quantificare l'assegno

Contributo alla Vita Familiare

L'apporto dato alla conduzione della famiglia e alla formazione del patrimonio comune e personale di ciascun coniuge.

Durata del Matrimonio

Un vincolo di lunga durata rafforza la componente compensativa; un matrimonio breve può ridurla o escluderla.

Età e Condizioni del Richiedente

Età, salute e concrete possibilità di reinserimento lavorativo incidono sulla capacità di procurarsi mezzi adeguati.

Sacrifici Professionali

Le rinunce a occasioni di lavoro e di carriera compiute per dedicarsi alla famiglia, frutto di scelte condivise dai coniugi.

Esclusione, Estinzione e Assegno Una Tantum

Quando l'assegno non spetta, quando si perde e come può essere liquidato in unica soluzione

Il diritto all'assegno divorzile non è riconosciuto in modo automatico. Presupposto indefettibile, ai sensi dell'art. 5, comma 6, della legge 1 dicembre 1970, n. 898, è che il coniuge richiedente non disponga di mezzi adeguati e non possa procurarseli per ragioni oggettive. Dopo le Sezioni Unite n. 18287/2018, l'adeguatezza dei mezzi non si misura più sul tenore di vita matrimoniale né sulla mera autosufficienza economica, ma attraverso una valutazione composita: il giudice deve accertare l'esistenza di uno squilibrio significativo tra le condizioni economiche degli ex coniugi e verificare se tale squilibrio sia la conseguenza delle scelte condivise durante il matrimonio, dei sacrifici professionali di uno dei due e del contributo dato alla vita familiare e alla formazione del patrimonio comune.

Quanto alle cause di estinzione, l'art. 5, comma 10, della stessa legge stabilisce che l'obbligo di corresponsione cessa se il beneficiario passa a nuove nozze: si tratta di un effetto automatico, che non richiede alcun accertamento sulla situazione economica del nuovo nucleo. Più articolata è la questione della stabile convivenza di fatto. L'orientamento tradizionale, che faceva discendere dalla convivenza la perdita definitiva e integrale dell'assegno, è stato superato dalle Sezioni Unite n. 32198/2021: la nuova convivenza fa venir meno la componente assistenziale, perché il progetto di vita comune con il nuovo partner assorbe l'esigenza di sostegno, ma non cancella automaticamente la componente compensativa. L'ex coniuge che dimostri il contributo dato al patrimonio familiare e le rinunce professionali compiute durante il matrimonio può quindi conservare un assegno, anche in forma capitalizzata, in funzione esclusivamente compensativa.

La legge consente inoltre, all'art. 5, comma 8, la corresponsione dell'assegno in unica soluzione (cosiddetto assegno una tantum), su accordo delle parti e previa valutazione di equità da parte del tribunale. La scelta è definitiva: una volta versato l'importo concordato, non può essere proposta alcuna successiva domanda di contenuto economico, nemmeno in caso di sopravvenuto peggioramento delle condizioni del beneficiario. Al di fuori di questa ipotesi, l'assegno periodico resta invece sempre rivedibile: l'art. 9 della legge n. 898/1970 ammette la revisione, in aumento o in riduzione, quando sopravvengono giustificati motivi.

L'assegno divorzile non va confuso con l'assegno di mantenimento dovuto durante la separazione: in quella fase il vincolo matrimoniale è ancora in vita, permane il dovere di assistenza materiale e il parametro di riferimento resta il tenore di vita coniugale. Se stai affrontando una crisi familiare e vuoi conoscere in anticipo diritti e obblighi, puoi richiedere un parere legale su separazione e divorzio redatto sul tuo caso specifico.

Domande Frequenti

Le risposte alle domande più comuni sull'assegno divorzile

Che differenza c'è tra assegno di mantenimento e assegno divorzile?

L'assegno di mantenimento è previsto per la separazione, quando il vincolo matrimoniale è ancora in vita, ed è parametrato al tenore di vita goduto durante il matrimonio. L'assegno divorzile, disciplinato dall'art. 5, comma 6, della legge 898/1970, presuppone invece lo scioglimento del matrimonio e viene riconosciuto secondo i criteri fissati dalle Sezioni Unite n. 18287/2018, che valorizzano il contributo dato dal richiedente alla vita familiare e la sua condizione economica complessiva.

Il tenore di vita matrimoniale conta ancora?

Non come criterio autonomo. Dopo la sentenza della Cassazione n. 11504/2017 e le Sezioni Unite n. 18287/2018, il tenore di vita non è più il parametro di riferimento dell'assegno divorzile. Le condizioni economiche della famiglia durante il matrimonio rilevano solo indirettamente, come elemento per valutare il contributo fornito da ciascun coniuge e l'eventuale squilibrio prodotto dalle scelte condivise.

La convivenza con un nuovo partner fa perdere l'assegno?

Secondo le Sezioni Unite n. 32198/2021, l'instaurazione di una stabile convivenza di fatto fa venir meno la componente assistenziale dell'assegno, ma non automaticamente quella compensativa: l'ex coniuge che dimostri il contributo dato al patrimonio familiare e i sacrifici professionali compiuti durante il matrimonio può conservare un assegno in funzione esclusivamente compensativa.

Si può chiedere l'assegno anni dopo il divorzio?

Sì. Il diritto all'assegno divorzile non è soggetto a decadenza e può essere fatto valere anche a distanza di tempo dalla sentenza di divorzio, se ne sussistono i presupposti. L'assegno, però, decorre di regola dalla domanda giudiziale e non ha effetto retroattivo. Fa eccezione il caso dell'assegno corrisposto una tantum, che preclude ogni successiva domanda di contenuto economico.

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